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Ai molteplici segnali che il tempo della contemporaneità invita a seguire Alessandro Aldrovandi risponde con una ricerca personale che si lascia stupire e coinvolgere progressivamente. L’artista getta le fondamenta della propria storia con un uso attentissimo della resa tecnica del lavoro che si arricchisce di spunti e che fa prender corpo ai sogni.
Aldrovandi opera nell’idea riformatrice di uno stile preciso ma senza dogmi, nella voglia di dire cose senza urlarle, nell’invito a riflettere costantemente. Alcuni maestri: Rothko, Kelly, Neuman…, individualità precise e diverse tra di loro, forse accomunati da un’attenzione particolare per lo spazio, il colore e la materia.
L’artista descrive sulla tela delle “quasi finestre”, griglie di colore nelle mille variazioni dei grigi e dei neri, due cerchi, due quadrati, quattro quadrati affiancati o iscritti l’uno nell’altro..:soluzioni diverse, possibili varianti nella partitura generale. Tutto il mondo di Aldrovandi è sulla tela. Una specie di City Wall in miniatura. C’è una tensione tra fondo e soggetto, un’energia basata sulla reciprocità; pigmenti, resine che si impossessano virtualmente della luce circostante e dopo averla catturata la “buttano fuori”:la tessitura, la trama della tela riemerge inesorabilmente. La padronanza dei mezzi è senza dubbio totale. Questo è il primo punto fondamentale. Non c’è azione, non c’è gesto che non sia seguito dall’inizio alla fine: l’eventuale sorpresa si trova nella compiutezza dell’opera.
Tratto dal catalogo:
V. Cohen ( a cura di), “Alessandro Aldrovandi”, Edizione Galleria Spazia, 1997
Pubblicato in occasione della omonima mostra presso galleria spazia gennaio – febbraio 1997 |