|
Nasce a Kumasi (Ghana) nel 1950. Inizia a dipingere
all’età di 16 anni come apprendista, nella bottega di due artigiani che
gli insegnano a decorare insegne pubblicitarie. Intorno alla metà degli
anni settanta apre uno studio ed elabora uno stile che pur mantenendo
contatti formali con la pittura popolare, se ne stacca decisamente nei
contenuti. Accanto alla tradizione dei ritratti dei capi Ashanti, dei
personaggi della storia del Ghana, delle personalità politiche o dello
showbusiness internazionale, sviluppa una pittura ad alta tensione,
fortemente spirituale, che nasce dalla lettura di un contesto sociale
sempre più complesso. Nella realtà di Almighty God l’uomo è
costantemente in pericolo, in balia di insidie che attentano alla sua
integrità fisica e morale, da cui si svincola soltanto con l’aiuto di
Dio e della fede. Paternalistico e sciamano, nella scena dell’opera
l’artista è l’arbitro delle azioni e giudice della moralità altrui,
ruolo pienamente legittimato dalla “rivelazione di Dio” che lo ha spinto
alla conversione al cattolicesimo e che non manca di evidenziare
apponendo brevi testi a commento della storia rappresentata. Anche la
scelta del nome d’arte (Dio Onnipotente) è la conferma di quanto il tema
della spiritualità sia per l’artista una necessità essenziale e
un’urgenza che poeticamente si traduce nel trionfo del bene sul male,
nella celebrazione dell’avvento di Dio e della caduta di Satana.
Tratto dal catalogo:
V. Dehò, B. Grimani, E. Mascelloni, Sarenco, A. Tagliaferri ( a cura
di), “Anima Tribale, Corpo metropolitano, arte africana contemporanea”,
Edizione L’artiere, 2001, pi. 135
Pubblicato in occasione della mostra “Anima Tribale, Corpo
metropolitano” presso la Galleria Spazia
Copyright©galleria spazia, bologna
|