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Giacinto Cerone avvia l’esperienza di ceramista nei
primi anni ’90 affermandosi tra i precursori di quel ritorno alla
ceramica che, in quel momento, coinvolge un interessante numero di
artisti. Figlio di un intagliatore, dopo aver praticato la scultura in
legno e in gesso, subisce il fascino della ceramica nella direzione
indicata da Arturo Martini e Lucio Fontana; è attratto dall’impasto
malleabile e dalle molteplici possibilità d’intervento con colori
brillanti, una resa luminosa e traslucida, ricca di riflessi. Nel 1991
l’artista si trasferisce ad Albissola. Le prime ceramiche, alcune delle
quali di grandi dimensioni, evocano le creazioni “geologiche” realizzate
nella Bottega di Giuseppe Mazzotti da Fontana. Dal 1995 Cerone realizza
le sue ceramiche esclusivamente nei forni della celebre Bottega Gatti di
Faenza. Sulle grandi ceramiche, campeggiano incrostazioni di motivi
ricorrenti nell’iconografia personale di Cerone: il mazzo di carciofi, i
fiocchi, le code di pavone, i fuochi e le più svariate sembianze
vegetali.
Le ceramiche di Cerone parlano di una scultura veloce, tutta giocata su
un repertorio di forme essenziali, minimali, sulle quali l’artista
interviene con gesti rapidi, e strumenti elementari, piegando le linee,
trasformando gli angoli. E’ una scultura d’urto, gestuale, in cui
l’eleganza degli smalti e la semplicità del repertorio iconografico
mitigano la fisicità e la violenza del processo esecutivo.
Copyright©galleria spazia, bologna
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