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“IL VUOTO E IL PIENO”

a cura di

Enrico Mascelloni

opening > Sabato 6 dicembre

ore 18

Il vuoto e il pieno INVITO

FINISSAGE: 10 gennaio 2015

ORARIO DI APERTURA: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.
Chiuso lunedì e festivi.

Come ormai da tradizione, la Galleria Spazia presenta annualmente una mostra incentrata su tappeti e tessuti che hanno affinità con le ricerche più audaci dell’arte contemporanea, pur distinguendosene nei tempi e nei modi.
Dopo il successo della mostra sui Tappeti di guerra, questa volta verranno messe a confronto due tipologie estreme che hanno attraversato il mondo tessile centroasiatico e africano: quella incentrata su campi monocromi o attraversati da segni minuti e un’altra su spazi carichi d’immagini e di segni. Anche in questo caso la mostra è a cura di Enrico Mascelloni, esperto di arte contemporanea e di manufatti tribali e modernisti dell’Africa e dell’Asia Centrale.
Il Vuoto e il Pieno sono due categorie ben note a chi conosce l’arte occidentale degli ultimi decenni, laddove minimalismo e horror vacui si sono alternate o a volte persino sovrapposte, caratterizzando molteplici esperienze artistiche: da un’astrazione che gioca al risparmio, a esperienze ipericoniche che non risparmiano alcun lembo di superfice.
Questa mostra, attraverso la presentazione di circa 40 opere di grande qualità, seppur di disparata origine, vuole mettere in evidenza che le ricerche visuali di aree del mondo economicamente marginali hanno raggiunto da tempo un’audacia e una consapevolezza che non temono alcun confronto.
A volte le opere in mostra sono radicate in tradizioni pluricentenarie ed esse stesse sono antiche, come i feltri centroasiatici che decoravano le yurte (tende) dei nomadi in un territorio immenso che va dall’Uzbekistan alla Manciuria.
In altri casi si tratta di veri e propri cortocircuiti nel contesto di tradizioni assai lente a modificarsi, come i tappeti di guerra afgani o i tappeti modernisti cinesi realizzati nel Xing-Xiang e nella Mongolia interna, che a partire dagli anni ’20 del ‘900 hanno rappresentato i processi di modernizzazione e di propaganda prima della Cina del Kuo-Min-Tang, poi di quella Popolare.
I tappeti modernisti cinesi e i feltri centroasiatici sono polari in tutto: ultrafigurativi i primi quanto rigorosamente aniconici i secondi e tuttavia, nell’economia di questa mostra, ambedue le tipologie presentano sia spazi sovraccarichi che assai rarefatti. Il Vuoto e il Pieno attraversano il mondo visuale con andamenti imprevedibili e attraversano anche un tipico e ormai rarissimo manufatto del Sahara: le grandi “Nattes” (Stuoie) intrecciate in raffia e cuoio colorato che i nomadi mauri e touaregh utilizzavano per isolare la tenda dalla sabbia e che, come i feltri, erano nello stesso tempo letto, tavolo, tappeto e persino recinzione. Anch’esse sono a volte minimalmente decorate, quanto in altri casi sono sovraccariche di motivi che giungono tanto dal mondo islamico che dalle culture tribali subsahariane.
Il Vuoto e il Pieno dunque, come categorie permanenti del mondo visuale, ben altro che accantonate dalle ricerche recenti.
Questa mostra ne propone delle varianti estreme che non potranno non suggestionare un milieu dell’arte contemporanea alla ricerca costante dell’inedito e del sorprendente.