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La galleria Spazia sino al 31 maggio è virtualmente operativa e disponibile su appuntamento da concordare previa mail all’indirizzo info@galleriaspazia.com o al numero di telefono 335 7113267.

 

 


 

Via dell’Inferno

Herald St (Londra) Galleria Spazia (Bologna)

La Galleria Spazia festeggia i suoi primi 40 anni di attività nel 2020 con un nuovo progetto espositivo che celebra il passato con uno sguardo al futuro. La mostra, intitolata Via dell’Inferno, è organizzata insieme a Herald St, una delle più prestigiose gallerie d’arte londinesi, e curata da Stella Bottai. Includendo sia artisti delle due gallerie sia artisti invitati per l’occasione, Via dell’Inferno abbraccia più generazioni e propone giustapposizioni coerenti quanto dialoghi immaginari tra dipinti, sculture, lavori su carta e interventi nello spazio pubblico, tra il moderno e il contemporaneo.

La messa in gioco di aggettivi e relazioni appartenenti alla sfera privata accomuna molti dei lavori esposti, a partire dalla serie di street-poster di SAGG NAPOLI, che rivestono l’edificio con il motto The personal is political – Earn it. (“Il privato è politico – Guadagnatelo”), per arrivare alla scultura di Michael Dean: una torsione di cuori in acciaio avviluppati da lucchetti, fascette, nastro scenico e sussidi alimentari che mobilitano la forza dell’amore e, così facendo, ne monumentalizzano la precarietà. Le opere di Djordje Ozbolt, Jessi Reaves, Patrizio Di Massimo, Kira Freije, Amalia Pica e Nicole Wermers accentuano l’allusione allo spazio domestico e alla potenziale disarmonia tra i rapporti – personali e formali – che lo costituiscono.

La tensione tra messa a nudo e senso di protezione, sicurezza e vulnerabilità, emerge ulteriormente nel dettaglio intessuto di Alexandra Bircken – di cui una variante è stata esposta all’ultima Biennale di Venezia – che immortala la posa rilassata, forse pensierosa, delle mani intrecciate di Angela Merkel. Un’altra nota figura femminile compare nel poster di Marc Hundley, in cui l’iconica popstar Madonna veste lo slogan ITALIANS DO IT BETTER (“GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO”). Il carattere performativo del corpo e del linguaggio si estende all’architettura nei disegni di Pablo Bronstein, che incorporano elementi di satira per imbastire un commento sul gusto e l’ornamento. Il tratto sottile e particolareggiato di Bronstein si contrappone alla pittura di Ida Ekblad, le cui pennellate spesse e quasi gestuali danno vita a figurazioni che sembrano sull’orlo di dissolversi in composizioni astratte.

L’ingannevole indisciplinatezza della materia si ritrova ancora nell’inedito accostamento di materiali diversi (ottone, rame, bronzo, vetro di Murano) nelle sculture degli anni ‘70 di Edgardo Mannucci, come pure nelle opere di Renata Boero realizzate con pigmenti derivati da terra e fiori. La scelta di lavorare con questi elementi ha per l’artista un significato politico, in quanto catalizza una connessione sia intellettuale che fisica ad abitudini e valori “semplici” – ovvero magici, ritualistici, sani – della natura e dell’essere umano. L’uso di pigmenti organici assume una dimensione scultorea nell’opera su carta di Christina Mackie, in cui il colore è al contempo strumento concettuale e soggetto esplicito delle opere. Le qualità malleabili della materia sono ulteriormente celebrate nella scultura in terracotta di Nanni Valentini, della metà degli anni ’80, in cui movimento e immobilità combattono per convivere.

Una tensione non dissimile si percepisce nei dipinti astratti di Markus Amm, la cui superficie dalla finitura distintamente liscia va a infrangersi su bordi irregolari, rivelando una stratificazione di gesso e pittura ad olio. Linee vibranti e blocchi di colore vengono gradualmente disposti nell’opera su carta di Matt Connors, qui esposta in compagnia di un dipinto del tardo periodo di Carla Accardi – l’unica donna membro del gruppo artistico italiano Forma 1, nato nel dopoguerra, che mirava alla riconciliazione tra arte astratta e marxismo – e un acrilico ottico, bianco e nero su cartone, degli anni ’70 dell’artista-designer Franco Grignani – che, tra le altre cose, inventò il logo della Pura Lana Vergine.

 

 

 

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